Circolo Partito Democratico - Capistrello (Aq)

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sabato 11 luglio 2009

UN EROE BORGHESE". RICORDO DI GIORGIO AMBROSOLI



Oggi ricorre il trentesimo anniversario dell’assassinio di Giorgio Ambrosoli, l’avvocato commissario liquidatore della Banca Privata Italiana di Michele Sindona.

Un servitore dello Stato che in nome della legalità affrontò con rigore e senso del dovere quel coacervo di irregolarità e collusioni che coinvolgeva la finanza, la politica e la mafia. Di fronte ai tentativi di corruzione e alle minacce di morte non arretrò di un passo.

In un’Italia segnata dal malaffare dei poteri forti Ambrosoli continuò a fare il proprio lavoro pur essendo consapevole dei rischi ai quali andava incontro: È indubbio che, in ogni caso, pagherò a molto caro prezzo l’incarico: lo sapevo prima di accettarlo e quindi non mi lamento affatto perché per me è stata un’occasione unica di far qualcosa per il Paese”.

Al suo funerale non partecipò nessun rappresentante delle istituzioni.

Il suo sacrificio è una delle più significative testimonianze dell’Italia per bene, che ogni giorno, al lavoro, in famiglia, nella società, pratica la legalità. Giorgio Ambrosoli è una delle figure più belle della storia recente del nostro Paese. Chi è stato testimone di questa vicenda ha il dovere di ricordare l’uomo e il suo insegnamento. Le nuove generazioni dovrebbero conoscerne la storia. Sono questi i modelli a cui il nostro Paese dovrebbe guardare.

M.Bentivogli

chi era Giorgio Abrosoli

Il Senato respinge l’emendamento Pd, nessun beneficio in provincia

Lusi e Legnini lanciano accuse al centrodestra Confcommercio chiede di far slittare al 2012 i rimborsi delle tasse

L’AQUILA. La Zona franca urbana in provincia dell’Aquila non si farà. Il Senato ha bocciato l’emendamento Pd. Confcommercio chiede intanto di far slittare al 2012 la restituzione delle tasse. I «no» alla Zona franca sono stati 141. I «sì» 114. Un senatore si è astenuto. La provincia dell’Aquila non sarà Zona franca urbana (Zfu). Lo strumento, introdotto nella maggior parte dei Paesi dell’Unione europea, intende favorire la «rinascita» di comprensori depressi o degradati. Per esempio consentendo, a chi si avventura in nuove attività, di usufruire di agevolazioni fiscali e previdenziali per i primi cinque anni. Una misura che i senatori Luigi Lusi, Giovanni Legnini e Franco Marini consideravano essenziale per il riscatto socio-economico della provincia, dove oltre ai comuni terremotati si trovano realtà alle prese con drammi occupazionali (Valle Peligna su tutte). Prima del voto al Senato, l’emendamento del Pd al «Disegno di legge sviluppo» sembrava a un passo dall’approvazione. Soprattutto dopo che la Commissione bilancio aveva individuato i soldi. Alla fine, però, il Senato non ha accolto l’emendamento. Scatenando la reazione del senatore marsicano Lusi e del chietino Legnini. Entrambi hanno accusato i colleghi abruzzesi del centrodestra di essersi astenuti o di avere votato contro gli emendamenti al disegno di legge sullo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese che istituivano e finanziavano la Zona franca urbana. «Gli emendamenti 3.1 e 3.2 a nostra firma e del presidente Franco Marini», affermano Legnini e Lusi, «rappresentano una delle istanze base che tutte le categorie produttive chiedono per i comuni che hanno subìto danni diretti o indiretti a causa del sisma del 6 aprile scorso. E’ incredibile il comportamento scomposto dei senatori della destra abruzzese che non rispondono alle esigenze di tutela delle popolazioni terremotate. Come si spiegherebbe altrimenti la non partecipazione al voto del senatore Fabrizio Di Stefano su entrambi gli emendamenti, la non partecipazione al voto e il voto contrario del senatore Andrea Pastore, l’astensione e la non partecipazione al voto del senatore Filippo Piccone, il voto dichiaratamente contrario a entrambi del senatore Paolo Tancredi? A oggi, dopo tante promesse e a distanza di tre mesi, nessuna concreta misura e nessuna strategia sono state adottate per la ripresa produttiva. E’ utile», concludono gli esponenti del Pd, «che gli abruzzesi sappiano che noi continueremo a fare proposte ragionevoli. I senatori di centrodestra, compresi gli abruzzesi, continuano invece a votare contro senza spiegare neanche il perché. Il capo ordina e loro si adeguano mentre i problemi degli abruzzesi si aggravano». A questo punto si spera di ottenere benefici almeno sul fronte fiscale. Confcommercio sollecita «correttivi» al decreto che impone la restituzione delle tasse - sospese dopo il terremoto - a partire dal 2012 e non da gennaio 2010. «Presenteremo un apposito emendamento», sottolinea Celso Cioni, direttore provinciale dell’associazione, «per evitare conseguenze insostenibili all’intero sistema delle attività produttive aquilane nel cratere. Gli operatori economici aquilani hanno il sacrosanto diritto di vedere riconosciuta la propria condizione di popolazione terremotata, alla stessa stregua di quelle umbre-friulane che negli anni scorsi hanno dovuto subire e affrontare la medesima drammatica situazione».


tratto da : Il Centro 10.07.09

mercoledì 8 luglio 2009

L’Aquila nella storia In Abruzzo per tre giorni i grandi della terra


L’AQUILA. Oggi L’Aquila e l’Abruzzo entrano nella storia e il capoluogo diventa capitale del mondo. Sul cuore ferito di una regione orgogliosa, per tre giorni, saranno puntati i riflettori di tutto il pianeta. E quella che fino a tre mesi fa era una solo un’austera scuola per sottufficiali della Guardia di finanza, oggi appare come una fortezza inespugliabile, pronta ad accogliere i grandi della terra. È qui che fino a venerdì saranno affrontati i principali temi, dall’economia al clima, dalla fame nel mondo al disarmo. Per un terribile scherzo del destino la tragedia del terremoto dell’Aquila, con i suoi 307 morti e 1.500 feriti, offre un’opportunità di rilancio da non sprecare.
Fuori dalle mura una città blindata, in assetto di guerra, con una presenza massiccia delle forze dell’ordine. Ogni piccolo spostamento viene monitorato, passato al setaccio, tra perquisizioni e metal-detector. Sono due le città che si guardano negli occhi: da un lato la fortezza inespugnabile di Coppito, dall’altra la precarietà delle tendopoli. Gli sfollati scrutano con distacco i grandi preparativi del vertice. Sotto sotto sperano in una occasione di rinascita, ma per loro l’interesse primario è superare i disagi e tornare alla normalità. Poter vivere con un tetto sicuro sulla testa senza l’incubo di nuove scosse. I GRANDI DELLA TERRA. Dentro le mura i grandi della terra: Barack Obama, presidente degli Stati Uniti d’America, Dmitrij Medvedev, presidente della Russia, il presidente francese Nikolas Sarkozy, alloggiati tutti nella stessa palazzina, Angela Merkel, cancelliere della Germania, il primo ministro del Canada Stephen Harper, il primo ministro del Giappone, Taro Aso, il primo ministro del Regno Unito, Gordon Brown, più il presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso. Presiede il vertice Silvio Berlusconi. Il capo del governo italiano, d’intesa con il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, ha deciso lo spostamento del G8, inizialmente previsto alla Maddalena in Sardegna, subito dopo il terremoto. Un cambio di sede rischioso che però viene considerato un’opportunità importante, su cui scommettono entrambi nella prospettiva del rilancio di un territorio devastato il 6 aprile scorso dal terremoto. IL VERTICE. Il G8 è alla sua 35esima edizione e avrà una struttura particolare: nel corso dei lavori gli otto saranno affiancati infatti dai Capi di Stato e di Governo del G5+1 (Messico, India, Brasile, Cina e Sudafrica) oltre all’Egitto. Prevista la presenza anche di altri Paesi, per un numero totale di 29. IL PROGRAMMA DI OGGI. Si riuniscono i leader del gruppo degli 8 più Barroso, e il presidente di turno della comunità europea, lo svedese Fredrik Reinfeldt. Dalle 13 alle 15 colazione di lavoro sull’economia mondiale. In particolare, si discuterà sui segnali di fine recessione, regolamentazioni finanziarie e il round di Doha sul commercio globale. A seguire è prevista la foto di gruppo degli 8 leader. Dalle 15.30 alle 19.30 la sessione lavoro su temi globali: cambiamenti climatici, aiuti e sviluppo. Prevista una dichiarazione sulla crisi finanziaria, commercio, cambiamenti climatici e aiuti. OBAMA E BERLUSCONI. Alle 17.30 il premier Berlusconi e il presidente Obama faranno un giro nelle zone terremotate dell’Aquila. Previsti incontri bilaterali. Alle 20.30 il pranzo di lavoro su temi politici internazionali con particolare attenzione a Medio Oriente, Iran, Corea del Nord, pirati somali, terrorismo e proliferazione nucleare. LA PRESENTAZIONE. Il Premier Silvio Berlusconi parla di «un G8 che parte sotto i buoni auspici «grazie al il miglioramento dei rapporti fra Usa e Russia che premia anche gli sforzi dell’Italia». Commenta con grande soddisfazione «il messaggio di papa Benedetto XVI che porterò ai leader in cui il Santo Padre elogia la scelta di trasferire il vertice all’Aquila». «Non c’è pericolo per i rischi di eventuali terremoti perché gli edifici sono antisismici», precisa il Premier, il quale è ottimista sui temi che vanno dal dal terrorismo alla sicurezza alimentare, ma riconosce che esistono questioni ancora aperte a partire dai dossier del clima per arrivare alle nuove regole per l’economia e la finanza mondiale passando per. il dossier iraniano su cui esistono posizioni distinte dei grandi.

tratto da : Il Centro 08.07.09

domenica 28 giugno 2009

Il centro storico la memoria dell’abbandono



Uniti alla totale assenza, nel corso degli ultimi 20 anni di una politica di valorizzazione turistico-culturale del patrimonio storico e ambientale del paese di Capistrello e delle sue frazioni (in particolare del prezioso centro storico di Corcumello) , oggi si aggiungono anche il degrado e l'abbandono.
Le piccole e caratteristiche "rue" del centro storico di Capistrello ( via Colle Carletta, via del Giardino, via Mazzini, etc). sono ormai invase da erbacce, sporcizia, di ogni genere con strade e muri in totale rovina .

Il centro storico di Capistrello è costituito da un'interessante impianto urbanistico , sviluppatosi a ridosso delle pendici del Monte Aurunzo, in una posizione strategica di controllo sulla Valle Roveto e sulla Valle Nerfa, nel punto in cui essa si apre sui Piani Patentini.
Tra le attrazioni storico/archeologiche spicca l'interessante sito archeologico dell'Emissario del Fucino, nel quartiere Camerata e le rovine della centrale elettrica - importante sito di archeologia industriale.

Un antico proverbio africano dice :” il miglior momento per piantare un albero è vent’anni fa. Il secondo momento migliore è adesso” .

Nonostante l’abbandono e le ferite lasciate dai pesanti rifacimenti degli anni '70 e '80 e un latente abusivismo che ne ha compromesso l'integrità e l'originalità architettonica, il centro storico di Capistrello e di Corcumello con le sue pietre, i suoi vicoli, i portali in pietra e ogni singolo sasso, è testimone della storia e della cultura di questi luoghi e della sua gente.
Un patrimonio che andrebbe tutelato e valorizzato e non abbandonato all'incuria e alla rovina.

Bisegna Augusto

venerdì 26 giugno 2009

Corruzione, tassa occulta e immorale- Ci costa 50-60 miliardi di euro l'anno"

Lo afferma il procuratore generale della Corte dei Conti, Furio Pasqualucci: "Maggiori conseguenze vengono prodotte dalla corruzione serpeggiante nella P.A. sul piano della sua immagine, della moralità e della fiducia"

Roma, 25 giugno 2009 - Il fenomeno della corruzione all’interno della Pubblica Amministrazione "è talmente rilevante e gravido di conseguenze" da poter impattare per oltre 60 miliardi di euro l’anno. Si tratta di una vera e propria "tassa immorale e occulta pagata con i soldi rilevati dalle tasche dei cittadini". Lo afferma il procuratore generale della Corte dei Conti, Furio Pasqualucci, nel giudizio sul rendiconto generale dello Stato per l’esercizio 2008.
Secondo il procuratore è più che ragionevole temere che il suo impatto sociale "possa incidere sullo sviluppo economico del paese anche oltre la stima effettuata dal Saet (Servizio anticorruzione del ministero della P.A.) nella misura prossima a 50-60 miliardi di euro all’anno". Maggiori conseguenze, inoltre, secondo il procuratore vengono prodotte "dalla corruzione serpeggiante nella P.A. sul piano della sua immagine, della moralità e della fiducia che costituiscono un ulteriore costoso non monetizzabile per la collettività che rischia di ostacolare gli investimenti esteri, di distruggere la fiducia nelle istituzioni e di togliere la speranza nel futuro alle generazioni di giovani, di cittadini ed imprese".

tratto da: Il sole240re

martedì 23 giugno 2009

La riscossa delle minoranze



Essere minoranza significa impersonare il seme del Seminatore della parabola evangelica: «Un riferimento politico costante è da molti anni in qua, per me, la parabola del seminatore. Si semina senza saper bene dove il seme andrà a cadere, e se attecchirà, e se darà una pianta fruttuosa. Dipende da dove cade, prevederlo non è possibile». Nonostante questo, bisogna rischiare di essere «minoranza etica», ovvero «persone che scelgono di essere minoranza, che decidono di esserlo per rispondere a un’urgenza morale. […] Don Milani fa dire ai suoi scolari, alla fine della Lettera a una professoressa, che gira e rigira, la cosa fondamentale è per sempre l’amore del prossimo, e io vedo in questo anche l’inizio di ogni tentativo di agire nella storia per portarvi più giustizia, la realizzazione dei principi di libertà, uguaglianza e fraternità. È dall’amore del prossimo che sono nate le grandi rivoluzioni sociali e politiche. Questo deve essere il nostro orizzonte, vecchio e nuovo insieme: l’orizzonte della solidarietà con gli oppressi e tra gli oppressi».

Per uno che, per tanti anni, è stato considerato un’eminenza grigia di prim’ordine della cultura progressista italiana, è alquanto singolare tale valutazione ammirata del cattolicesimo sociale. Goffredo Fofi, critico cinematografico, intellettuale ed animatore sociale, giornalista ­anche su queste pagine - , lancia più di una suggestione nel racconto autobiografico a due voci con Oreste Pivetta confluito in La vocazione minoritaria. Intervista sulle minoranze (pp. 164, euro 12), in uscita questa settimana per Laterza. L’autore umbro sgombera subito il campo: il suo interesse per i gruppi minoritari non è esotico, bensì ha un interesse primariamente etico: «Credo che gli intellettuali dovrebbero avere l’obbligo morale, determinato dalla possibilità che hanno di studiare e capire di più e meglio degli altri, di osar essere minoranza, di scegliere di esser minoranza, di mostrare una diversità reale, di legare la propria ricerca a una qualche forma di intervento sociale».

Per Fofi questa «vocazione minoritaria» - simboleggiata da un quadro, La vocazione di Matteo di Caravaggio, che egli possiede nella sua camera da letto - ha assunto i tratti di un pluriforme impegno educativo: l’immersione nel proletariato torinese, in quello 'marginale' a Napoli come collaboratore ad una mensa popolare, tra gli italiani emigrati a Parigi. «In Sicilia avevo raggiunto Danilo Dolci, per tre anni condivisi in modo pieno la vita dei disoccupati di Partinico e di Palermo e dei bambini di Cortile Cascino», rievoca Fofi, riferendosi all’esponente pacifista siciliano. Altra esperienza di minoranza raccontata è quella della comunità Agape di ambito valdese, e di Nomadelfia di don Zeno Saltini. Ambienti minoritari decisivi per Fofi furono poi Aldo Capitini e la sua non violenza attiva, e Alex Langer, l’attivista-politico bolzanino, «il migliore di tutti noi». Tutte vicende di minoranza rispetto all’omologazione dominante che per Fofi scaturiscono da un preciso assioma: «Il rifiuto di partecipare a un sistema di sopraffazione e di violenza». E invece i maître a penser della cultura italiana, soprattutto a sinistra, hanno deluso il direttore della rivista Lo straniero: «Non si sono più voluti davvero 'diversi' dai loro committenti.

Ridotti ad appendice strumentale del potere o funzionari di questa o quella istituzione, a intrattenitori delle masse teleguidate dal 'principe', a educatori senza amore e interesse per gli educandi e senza libertà di metodo e di proposta». Però Fofi individua alcune «minoranze della minoranza» che resiste e porta avanti un discorso culturale fatto di resistenza etica all’omologazione. Ammira quei cattolici, in diverse forme, che sono Goffredo Fofi stati a suo parere il prodotto migliore del Sessantotto: «Credo che il meglio è venuto da certe minoranze cattoliche, che hanno preso molto dal ’68, ma che ne hanno tradotte le istanze nelle pratiche di organizzazione e difesa di chi vive ai margini». Esempi? Nel testo si fa il nome di don Vinicio Albanesi e della sua comunità di Capodarco, «che si occupa di handicap. Credo che se la condizione degli handicappati in Italia è enormemente cambiata in meglio dopo il ’68 sia stato per merito di questi gruppi». Poi ci sono i nomi 'storici' delle minoranze cattoliche che Fofi ammira per la loro lucida ed evangelica testimonianza: Mazzolari, Milani, Dossetti,

A fianco don Zeno di Nomadelfia con i suoi ragazzi. Sopra Aldo Capitini, sotto Alex Langer. Turoldo, Balducci, Vannucci, il defunto direttore della Caritas di Roma don Luigi Di Liegro. E risalta una speciale venerazione per don Tonino Bello, vescovo di Molfetta, «un uomo eccezionale, un altro il cui magistero è stato poco ascoltato». Che dovrebbero fare le 'minoranze etiche' oggi di fronte alla crisi della cultura (Fofi ha parole molto dure per l’attuale pensiero di sinistra, per non parlare dei politici ed ex comunisti …)? Ripartire dall’educazione. Anche con una proposta che farà inorridire molti dalle parti della gauche nostrana: «Oggi che la scuola di Stato è diventata il disastro che sappiamo ormai tutti […], se tu volessi dar vita a qualcosa di tuo, magari in forma cooperativa, non riusciresti a farlo: una quantità di leggi e regolamenti assurdi te lo impedirebbe». Anche un pensatore lucido e fuori dagli schemi come Fofi, conterraneo del Poverello d’Assisi, condivide così l’idea che la libertà di educazione può rimettere in moto il Paese.
Lorenzo Fazzini

tratto da : Avvenire.it

Tg1 nella bufera, Minzolini si difende


Il silenzio del Tg1 sull’inchiesta di Bari e sulle frequentazioni private del presidente del Consiglio di­venta un caso politico di cui si occu­perà la commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai: domani l’ufficio di presidenza deciderà se convocare il di­rettore della testata Augusto Minzolini, come chiede il centrosinistra. Ma sul giornalista, da poco nominato alla gui­da del tg della rete ammiraglia, è già in­tervenuto ieri il presidente della Rai Paolo Garimberti. Intorno a mezzo­giorno, al settimo piano della sede di viale Mazzini, in un colloquio durato circa 20 minuti,
Garimberti ha ricordato a Minzolini che «completezza e trasparenza dell’informazione sono un dovere imprescindibile del servizio pubblico radiotelevisivo». Minzolini, da parte sua, si è spiegato con un editoriale nel tg della sera, af­fermando che la «posizione prudente» sugli incontri nelle case di Berlusconi dipende solo da un fatto: «Dentro que­sta storia piena di allusioni, testimoni più o meno attendibili e rancori per­sonali, non c’è ancora una notizia cer­ta e tanto meno un’ipotesi di reato che coinvolga il premier e i suoi collabora­tori », ma solo «gossip». Più volte in que­ste settimane – ha osservato il diretto­re – «è stata messa sotto i riflettori la vi­ta privata del premier in nome di un improvviso moralismo», ma «stru­mentalizzazioni e processi mediatici non hanno nulla a che vedere con il servizio pubblico».

Né il Tg1 «può met­tersi a «scimmiottare qualche quoti­diano o rotocalco». Una linea di difesa «incredibile» e che lascia «allibiti», per Paolo Gentiloni del Pd, perché «Minzolini è l’unico diret­tore di telegiornale del mondo occi­dentale a considerare 'non notizie' le notizie» che coinvolgono Berlusconi. Editoriale «sconcertante» anche a giu­dizio dell’ex-girotondino Francesco Pardi dell’Idv. E «inaccettabile» per Car­lo Verna, il segretario dell’Usigrai, il sin­dacato dei giornalisti Rai: «Come si fa a definire gossip, pettegolezzo, un’in­chiesta giudiziaria di cui parlano i gior­nali di mezzo mondo?».

Con Minzolini si è schierato il sottose­gretario alla Presidenza del Consiglio e portavoce del premier Paolo Bonaiuti: «L’informazione pubblica segue i fatti e non i pettegolezzi», ha affermato, ma «la sinistra ancora sogna Telekabul». In attesa di affrontare la vicenda, il pre­sidente della commissione di Vigilan­za Sergio Zavoli (Pd) si è detto convin­to che vadano «riscritte con urgenza le regole per renderle finalmente vinco­lanti », affermando il principio in base al quale «non può darsi che proprio il servizio pubblico venga meno al dove­re di rispettare il pluralismo e la com­pletezza dell’informazione».

A innescare anche a livel­lo aziendale la polemica che già da giorni infuria­va nei palazzi della politi­ca era stato, domenica sera, Nino Riz­zo Nervo, consigliere di amministra­zione Rai in quota centrosinistra. In u­na nota sul «silenzio» relativo al caso di Bari, Rizzo Nervo aveva rilevato che il Tg1 «deve rispondere ai milioni di cit­tadini che pagano il canone per rice­vere un’informazione completa e non condizionata dalle amicizie personali di chi pro-tempore dirige un telegior­nale ». Ma, soprattutto, aveva avvertito Minzolini che «la continua violazione degli impegni» presi con l’editore «può rappresentare una giusta causa di ri­soluzione del rapporto di lavoro». Parole che hanno spinto il capogrup­po del Pdl al Senato Maurizio Gaspar­ri a protestare: «È inaccettabile che Riz­zo Nervo minacci Minzolini». Di «inti­midazioni » hanno parlato anche il vi­ceministro delle Comunicazioni Paolo Romani e il vicepresidente della Vigi­lanza Giorgio Lainati. Intanto il leader dell’Italia dei valori An­tonio Di Pietro sta cercando di au­mentare i 'capi d’imputazione' a cari­co di Minzolini, addebitandogli anche «il silenzio» sul suo partito. In campo la commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai
Danilo Paolini

tratto da : Avvenire.it