Circolo Partito Democratico - Capistrello (Aq)

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giovedì 21 agosto 2008



Nessun uomo è un'isola

Nessun uomo è un'isola,
completo in se stesso;
ogni uomo è un pezzo del continente,
una parte del tutto.
Se anche solo una zolla
venisse lavata via dal mare,
l'Europa ne sarebbe diminuita,
come se le mancasse un promontorio,
come se venisse a mancare
una dimora di amici tuoi,
o la tua stessa casa.
La morte di qualsiasi uomo mi sminuisce,
perché io sono parte dell'umanità.
E dunque non chiedere mai
per chi suona la campana:

suona per te.

di: John Donne (1572-1631) - Meditation XVII


Questa poesia ha ispirato il celebre romanzo sulla guerra civile di Spagna di Ernest Hemingway "Per chi suona la campana" , una lettura consigliata per comprendere quanto sia stupida la guerra ma soprattutto per cogliere il senso profondo del combattere per un ideale in cui si crede e per mettersi al servizio di un disegno più grande.
Alfio Di Battista




martedì 19 agosto 2008

Rivoluzione Democratica


Perchè la classe politica è incapace di mirare alla costruzione di una democrazia moderna? La risposta sta nelle tre tipologie di uomini politici e nella cultura che li anima

di Tommaso Merlo

La crisi della democrazia italiana viene attribuita al fatto che la politica è incapace di esprimere progetti politici organici. Cosa vera ma alquanto incomprensibile perchè in realtà un progetto politico organico c'è eccome e si chiama democrazia moderna. Un progetto che consiste nel creare un sistema politico realmente democratico, trasparente ed efficiente. Un obiettivo apparentemente modesto ma che accompagnato a politiche di sviluppo economico, in Italia sarebbe una rivoluzione copernicana. Il problema quindi non è l'assenza di un progetto ma il fatto che la classe politica italiana non lo vede, non lo sente o meglio ancora è incapace di perseguirlo. La vera domanda da porsi è quindi perchè la classe politica sia incapace di mirare alla costruzione di una democrazia moderna.

La risposta sta nelle tre tipologie di uomini politici e nella cultura che li anima. Il primo tipo sono i politici post ideologici che sono ancora convinti che la via maestra sia in qualche disegno ideologico. E come in passato perseguono teorie generali, schemi ideali che alla fine però finiscono per allontanarli dalla realtà e aimè dalla gente per rilegarli nell'angolo ad occuparsi solo di se stessi. E' il caso ad esempio della galassia ex comunista che al di là dei discorsi astrusi alla fine si riduce a litigare tra gruppi di potere, individualismi e la solita questione tra chi è disposto a governare e chi no. Che differenza vi sia poi tra gli svariati gruppi che compongono questa galassia di ex lo sanno ormai solo loro e perfino gli elettori sembrano aver perso interesse a risolvere l'enigma.

Ci sono poi i politici che si sono spogliati dei fardelli ideologici ma non sono riusciti a colmare quel vuoto con nulla tranne che con sigle di partito e in ultima analisi con se stessi, con le proprie carriere. Si tratta ad esempio di quelli che si definiscono riformisti quando in Italia non si vede una riforma degna di questo nome da decenni. Orfani di punti di riferimento, questi politici si sono uniti in cartelli per sopravvivere elettoralmente ma vittime del passato non sentono e non vedono l'obiettivo di una democrazia moderna. Sono cresciuti con le logiche e la cultura politica partitocratica, e con essa hanno educato i propri allievi. Col risultato che i loro programmi politici alla fine rimangono imbriglati in quelle logiche, rimangono solo parole e intenti.

Ci sono poi i politici che oltre alle ideologie si sono lasciati alle spalle anche le sigle confluendo in nuovi contenitori. E' il caso dei populisti composti da ex di diverse provenienze. Anche loro non vedono il traguardo di una democrazia moderna perchè anche loro sono intrisi della cultura politica del passato ma questo tipo di politici è il più avanzato nel processo di deteriorizzazione in quanto hanno abbandonato anche il rispetto del decoro isituzionale e di quell'insieme di punti di riferimento che comunque hanno contraddistinto la democrazia italiana. Nel perseguire la loro politica finalizzata al potere non hanno ad esempio nessuna esitazione nel calpestare la Costituzione o alimentare l'illegalità. In questo gruppo emergono forte spinte autoritarie con picchi di neo fascismo.

Dopo tanti anni di crisi di sistema si è capito che se queste tre categorie di politici del passato fossero state in grado di costruire una democrazia moderna lo avrebbero già fatto. Il punto è che una democrazia moderna imporrebbe ad esempio di interrompere il sistema clientelare delle lottizzazioni per sostituirlo con un sistema meritocratico. Ma questo significherebbe per la vecchia politica perdere potere e punti di riferimento cosa che non hanno nessuna intenzione di fare. Un altro esempio è la responsabilizzazione, in una democrazia moderna anche i politici devono rispondere dei risultati del loro lavoro e questo ovviamente metterebbe in crisi la vigente gerontocrazia a favore di un ricambio generazionale che la vecchia politica non accetta. Un'altro esempio è il rigore morale della classe dirigente o il rispetto di standard di legalità insindacabili.

In sostanza, la costruzione di una democrazia moderna richiede una rivoluzione culturale del modo di intendere e fare politica che la vecchia politica non è in grado di produrre perchè contraria alla logiche di cui si è sempre nutrita. Il risultato è che il sistema democratico italiano sta crollando ostaggio di caste anacronistiche e autoreferenziali che si ostinano a rimanere in sella. La società civile e i partiti anomali cercano di reagire per scalzarli ma le caste resistono ferocemente terrorizzate dal dover ammettere il proprio fallimento. Giorno dopo giorno è sempre più evidente come la priorità italiana sia ricostruire il sistema democratico. La lotta politica è già cominciata e crescerà nei prossimi anni. Da una parte il nuovo che mira ad una democrazia moderna rifiutando compromessi col passato, dall'altra il vecchio chiuso nella patetica difesa del proprio fortino.

tratto da : Aprileonline del 30-07-08

lunedì 18 agosto 2008

La mappa dell'Italia misurata dal Fisco



Una distanza che diventa un abisso, fra il gruppo delle Regioni del Nord che fino all'anno scorso ha continuato a correre e ad accumulare redditi e il Mezzogiorno che sprofonda in un progressivo impoverimento strutturale e generalizzato.
Al peso del Sud va ascritto interamente anche il risultato opaco del contribuente medio italiano, che in nove anni ha visto crescere il proprio reddito reale solo del 2 per cento. Un po' poco, per un ciclo così lungo, e in tempi di fiammate inflattive la dinamica a scartamento ridotto dei redditi degli italiani diventa un dato ancor più preoccupante. Mai come in questo caso, però, la media statistica mostra tutti i suoi limiti, e non rende ragione né dei buoni risultati di Nord-Ovest o Emilia Romagna né dell'arretramento del Sud.
La cronaca quotidiana è ricca di segnali sul freno tirato che contraddistingue l'andamento del Sud, e che i tanti orgogliosi tentativi individuali, come il fiume delle risorse per lo sviluppo arrivate da Roma o dall'Europa, non sono riusciti a cancellare. Ma solo uno sguardo allargato alla storia fiscale degli ultimi anni riesce a misurare davvero le dimensioni della faglia che divide in due i redditi, e insieme a loro le opportunità di crescita, di lavoro e il livello dei servizi degli italiani.
I numeri delle dichiarazioni dei redditi 2006, raggruppati per territorio e attualizzati al 2007 con gli indici Istat dal Centro Studi Sintesi, non lasciano alcun margine a distinguo o incertezze.
Più che ai valori assoluti, che comunque vanno rapportati anche al diverso costo della vita dei territori e quindi potrebbero nella pratica risultare meno distanziati di quanto appare sulla carta, bisogna guardare al confronto con la situazione di otto anni fa, facendo ovviamente partecipare al gioco anche il tasso di inflazione. Con questi criteri, dall'Abruzzo in giù è tutto un fiorire di segni meno, fino all'ultimo posto della Calabria, dove il contribuente medio ha perso in otto anni il 14% del suo reddito.
A colpire è la nettezza dei confini, che conferma il tratto strutturale della doppia dinamica e non si confonde nemmeno scomponendo il dato a livello provinciale.
Dalla disaggregazione, anzi, arrivano conferme ulteriori, a partire da Milano che consolida il proprio primato (23.183 euro a contribuente) con una crescita a doppia cifra (+10,6%). Sul podio del benessere (imponibile) seguono Bologna, con 20.890 euro a dichiarazione (+6,8% rispetto al 1999) e Roma (20.193, +4,6%).
È proprio la Capitale a trascinare fra le Regioni in crescita il Lazio, che nelle altre Province si attesta a livelli di reddito più modesti, intorno ai 13mila euro, e, con l'eccezione di Viterbo (+1,9%), in drastica diminuzione rispetto al passato (dal -5% di Latina al -8,4% di Frosinone). Le uniche realtà del Centro-Nord con un (modesto) segno meno sono Prato (-0,3%) e Macerata (-0,4%), mentre cercare un territorio del Mezzogiorno nella colonna delle province in positivo è fatica vana.
La partita dei primati, a tutti i livelli territoriali, è interamente giocata a NordOvest, in particolare tra la Lombardia (unica Regione che supera l'asticella dei 20mila euro) e una Valle d'Aosta cresciuta a livelli record (il reddito medio è aumentato in otto anni del 32,1%, l'11% al netto dell'inflazione). In quest'ultimo dato troverà nuovi argomenti l'idea di chi, a partire dal Governo che l'ha messa nero su bianco nella premessa al Ddl delega, intende cogliere l'occasione del federalismo fiscale per riscrivere regole e privilegi di alcuni Statuti speciali.
Ma chi si occupa di federalismo deve guardare soprattutto a Sud, ai 13.650 euro registrati dal contribuente medio napoletano, con una perdita del 6,6% in otto anni, ai 13.472 euro dei palermitani (-5,2%), giù giù fino ai 9.356 (-18,7%) dei crotonesi. Perché in un Fisco federale la colonna delle entrate localizzate sul territorio è il dato cruciale, e più si allargano le differenze più diventa difficile applicare a tutto il Paese un meccanismo che lasci "in casa" una quota consistente di risorse senza condannare alla bancarotta zone più o meno ampie del Mezzogiorno.

tratto da: Il sole 24 ore - 18 agosto 2008

domenica 17 agosto 2008

IL PRESIDENTE SPAZZINO


Bene fa il Governo a prendere provvedimenti su annosi problemi . Ma riuscirà a fugare il sospetto che quando è al potere la destra i ricchi si impinguano e le famiglie si impoveriscono?

È un "Paese da marciapiede" quello che sta consumando gli ultimi giorni di un’estate all’insegna della vacanza povera, caratterizzata da un crollo quasi del 50% delle presenze alberghiere nei luoghi di vacanza. Dopo vari contrasti tra Maroni e La Russa, sui marciapiedi delle città arrivano i soldati, stralunati ragazzi messi a fare compiti di polizia che non sanno svolgere (neanche fossimo in Angola), e vengono cacciati i mendicanti senza distinguere quelli legati ai racket dell’accattonaggio da quelli veri.

A Roma il sindaco Alemanno, che pure mostra in altri campi idee molto più avanzate di quelle che il pregiudizio antifascista gli attribuisce, caccia i poveri in giacca e cravatta anche dai cassonetti e dagli avanzi dei supermercati. Li chiamano scarti, ma lì si trovano frutta e verdura che non sono belli da esporre sui banchi di vendita. E allora se vogliamo salvare l’estetica, perché non facciamo il "banco delle occasioni", coprendo con un gesto di pietà (anche qui "estetico"), un rito che fa male alle coscienze? Nei centri Ikea lo si fa, e nessuno si scandalizza. Anzi.

Ma dai marciapiedi sparisce anche la prostituzione (sarà la volta buona?) e sarebbe ingeneroso non dare merito al Governo di aver dato ai sindaci i poteri per il decoro e la sicurezza dei propri cittadini. A patto, però, che la "creatività" dei sindaci non crei problemi istituzionali con questori e prefetti e non brilli per provvedimenti tanto ridicoli quanto inutili; e che il Governo non ci prenda gusto a scaricare su altri le sue responsabilità, come con l’uscita tardiva e improvvida (colpo di sole agostano?) della Meloni e di Gasparri, che hanno chiesto ai nostri olimpionici di non sfilare per protesta contro la Cina (il gesto forte, se ne sono capaci, lo facciano loro, i soliti politici furbetti che vogliono occupare sempre la scena senza pagare pegno!).

Tornando al "Paese da marciapiede", ha fatto bene il cardinale Martino, presidente del Pontificio consiglio per i migranti, ad approvare la lotta al racket dell’accattonaggio senza ledere il diritto di chiedere l’elemosina da parte di chi è veramente povero. Il cardinal Martino ha posto un dubbio atroce: la proibizione dell’accattonaggio serve a nascondere la povertà del Paese e l’incapacità dei governanti a trovare risposte efficaci, abituati come sono alla "politica del rattoppo", o a quella dei lustrini?

La verità è che "il Paese da marciapiede" i segni del disagio li offre (e in abbondanza) da tempo, ma la politica li toglie dai titoli di testa, sviando l’attenzione con le immagini del "Presidente spazzino", l’inutile "gioco dei soldatini" nelle città, i finti problemi di sicurezza, la lotta al fannullone (che, però, è meritoria, e Brunetta va incoraggiato). Ma c’è il rischio di provocare una guerra fra poveri, se questa battaglia non la si riconduce ai giusti termini, con serietà e senza le "buffonate", che servono solo a riempire pagine di giornali.

Alla fine della settimana scorsa sono comparse le stime sul nostro prodotto interno lordo (Pil) e, insieme, gli indici che misurano la salute delle imprese italiane. Il Pil è allo zero, ma le nostre imprese godono di salute strepitosa, mostrando profitti che non si registravano da decenni. L’impresa cresce, l’Italia retrocede. Mentre c’è chi accumula profitti, mangiare fuori costa il 141% in più rispetto al 2001, ma i buoni mensa sono fermi da anni. L’industria vola, ma sui precari e i contratti è refrattaria. La ricchezza c’è, ma per le famiglie è solo un miraggio. Un sondaggio sul tesoretto dei pensionati che sarà pubblicata su Club 3 dice che gli anziani non ce la fanno più ad aiutare i figli, o lo fanno con fatica: da risorsa sono diventati un peso.

È troppo chiedere al Governo di fugare il sospetto che quando governa la destra la forbice si allarga, così che i ricchi si impinguano e le famiglie si impoveriscono?

(tratto da: Famiglia Cristiana n°32)

Stranezze statistiche capistrellane

Oggi si è chiuso il sondaggio - "Cosa pensi dell'attuale amministrazione di Capistrello" - i votanti sono stati 842 con una media di circa 45 accessi al giorno, il blog Pd Capistrello in rapporto potrebbe far invidia per contatti giornalieri, al sito nazionale del PD - un vero successo di visite! - Tornando al sondaggio, il voto è così ripartito:

non so : 0 (0%)
negativa : 409 (48%)
deludente : 6 ( 0%)
ordinaria : 2 (0%)
ottima : 425 (50%)

Non aggiungo commenti ai dati numerici e alle preferenze (cosa già fatta dal segretario del PD vedi post precedente) mi limito a sottolineare una stranezza statistica- ammettetelo è strano o no, che nessuno degli 842, dico ottocentoquarantadue di coloro che hanno partecipato al sondaggio, nemmeno uno, dico uno, che abbia lasciato un proprio commento, che so io! "voto deludente perchè...bla bla bla" voto a favore perchè...bla bla bla". Macchè, zero si sa, scrivere è un esercizio troppo impegnativo richiede concentrazione, capacità critica, analitica.... e d'altra parte poi... scripta manent ...click volant . Al prossimo sondaggio...capistrellano
Augusto Bisegna

giovedì 7 agosto 2008

Tra le righe dei numeri


Nei giorni scorsi, dal nostro blog, è stato lanciato un mini sondaggio(che ancora va avanti) tra il serio e il faceto su come viene percepita l’attuale amministrazione di centrodestra dai cittadini.
In pratica abbiamo richiesto di esprimere un giudizio, che, al di là delle ovvie riserve di qualsivoglia natura sullo strumento - facilmente manipolabile - si proponeva di suscitare un dibattito on-line sull’argomento e non registrare solo freddi dati percentuali corredati dal solito istogramma.
Nonostante i numerosi contatti in pochi giorni nessuno ha colto l’opportunità per lasciare un commento ma ognuno s’è limitato a depositare in maniera asettica il proprio voto.
L’aspetto più interessante dei sondaggi, di qualsiasi natura essi siano, è che offrono ad un occhio attento interessanti spunti di riflessione che ai più sfuggono.

Le risposte predefinite dei sondaggi, come lampade appese sotto il portico di un bar attirano falene senza orientamento ipnotizzate dalla rassicurante luce artificiale ma è nel buio che si possono trovare – se si è attrezzati per vedere – migliori e più interessanti risposte.
A qualche amico che mi aveva chiesto come mai in un blog di parte, che si suppone ad alta frequentazione di visitatori affini per pensiero politico, c’era stata una così marcata approvazione per l’attuale amministrazione di centrodestra, ho risposto che quel dato, non esprimeva il gradimento per l’amministrazione ma molto più indicativamente esprimeva quanto fosse avversata la segreteria del PD di Capistrello.
Se è vero che l’onore si misura dal numero dei nemici, devo ritenermi estremamente soddisfatto del risultato di questo sondaggio semiserio che nella migliore delle ipotesi, come diceva il grande Flaiano, mi fa pensare che “la situazione è grave ma non seria”.

Alfio Di Battista

venerdì 1 agosto 2008

Nota di risposta del Segretario del Pd - in merito all'articolo comparso oggi su "Il Centro" in merito al ponte di Capistrello

Evidentemente, il Sindaco fatica a capire che le segnalazioni del Partito Democratico, circa gli atti di vandalismo ricorrenti a Capistrello, sono la semplice attenzione che si deve al disagio di tanti cittadini che chiedono alla politica di poter vivere in un paese normale.

Il Partito Democratico, a differenza del Sindaco, ha senz’altro a cuore il bene di questo paese e continuerà a vigilare su ogni questione di interesse pubblico che venga sottovalutata dall’attuale amministrazione di centrodestra.

Il Sindaco dovrebbe agire e dar seguito ad azioni concrete invece che continuare a lamentarsi della propria giunta, dovrebbe risolvere i problemi pratici dei cittadini invece che scaricare le sue responsabilità verso i dipendenti dell’ente che governa.

Come Partito Democratico lo invitiamo a promuovere una conferenza dei sindaci della Valle Roveto che in sede di Comunità Montana affronti la questione del vandalismo in termini costruttivi con il coinvolgimento di parrocchie, associazioni di volontariato e autorità di pubblica sicurezza.

Un buon amministratore non parla ma “agisce”, e allora meno chiacchiere e più fatti concreti siano l'ispirazione della sua amministrazione altrimenti prenda atto del fallimento della sua coalizione e si sottoponga al giudizio del voto dei cittadini.


Il segretario del PD

Alfio Di Battista

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«Comune impegnato a tutelare i beni architettonici»

Da Il Centro VENERDÌ, 01 AGOSTO 2008 - Pagina 2 - Avezzano

CAPISTRELLO. Dopo l’interrogazione dei senatori, Luigi Lusi, Franco Marini, Francesco Rutelli e Giovanni Legnini, al ministero dell’Ambiente sugli atti di sciacallaggio che interessano il ponte che collega Capistrello a Filettino, anche il sindaco Alberto Scatena interviene in merito. «Melius abundare quam deficere», attacca il sindaco con una citazione latina, «nel senso che è bene che ci si preoccupi in tanti, ma non vorrei», sottolinea, «che si desse a credere che l’ammininistrazione sia stata insensibile a quanto stava accadendo da alcune settimane. Anzi, oltre alla denuncia contro ignoti per asportazione di materiale lapideo di valore storico-archeologico a Carabinieri e Forestale, ha sensibilizzato, fin dall’inizio, anche la Provincia che ha tempestivamente impartito le disposizioni del caso alla polizia provinciale. Sembrerebbe, comunque», prosegue il sindaco, «stando a quanto riferito da alcuni cittadini che abitano nelle vicinanze, che un autocarro, munito di gru, effettui nottetempo inspiegabili soste sul ponte, forse proprio per asportare le pietre lavorate. Anche tale indizio», aggiunge, «è stato segnalato alle forze dell’ordine. Come cittadino sono irritato per la protervia con cui vengono effettuate le ricorrenti espoliazioni, ma ancor più come sindaco sono amareggiato per la malcelata soddisfazione di coloro che con chiacchiere e volantini pensano di tutelare i reperti storici, strumentalizzando», conclude Scatena, «persino l’interrogazione ai ministri dell’Ambiente e dei Beni culturali».